La breve storia della nostra recente campagna olearia sull’Etna. Ovvero, come da una difficoltà climatica, anzi parecchie, con un’intuizione, tanto coraggio e un pizzico di follia si può ottenere un EVO eccellente, unico e irripetibile.
Di Enzo Signorelli

[courtesy of Marta Giaccone ©]
La campagna olearia 2022-23 in Sicilia sull’Etna è stata molto difficile, per usare un eufemismo. Da più parti è stata definita disastrosa. Pochissime olive sono arrivate a maturazione a causa dell’emergenza climatica e di altri fattori ambientali strettamente collegati. Il raccolto è stato minimo e solo in piccole aree le drupe hanno raggiunto buoni standard di qualità.
Nei nostri oliveti secolari biologici di Ragalna e Santa Maria di Licodia, nel cuore della zona di eccellenza per la produzione olivicola del vulcano, la squadra dei raccoglitori arriva di buon mattino. Accendono il fuoco per scaldarsi durante i preparativi. Scherzano tra loro, qualcuno accende una sigaretta ma sono perplessi, l’umore non è quello degli anni precedenti. C’è pochissimo da raccogliere e lo sanno. Nei giorni precedenti avevo selezionato alcuni alberi di Nocellara Etnea, preziosi nel vuoto che li circondava. I ragazzi sono preoccupati per me. Le olive sono poche e parecchie sono rovinate. C’è stata anche una raffica di grandine, non ci siamo fatti mancare niente quest’anno sull’Etna… Metto due uomini a selezionare le drupe quasi una per una, gettando a terra quelle rovinate, senza esitazioni e rimorsi. Non è facile per loro dopo tanta fatica, e nemmeno per me. Mi guardano senza parlare, senza capire cosa ho in mente. In quel momento forse non lo sapevo nemmeno io.

[courtesy of Marta Giaccone ©]
Il raccolto si assottiglia ancora di più mentre le ore passano. Riccardo il caposquadra a bassa voce mi propone di concludere il lavoro e di tornare a casa, rinunciando alla paga. Hanno tutti due, tre figli e una moglie che li aspetta a casa, eppure rinuncerebbero al salario. Tutti insieme. Mi guarda negli occhi per dare il giusto peso alla parole. Lo rassicuro e gli chiedo di continuare. Nel frattempo mi era venuta un’idea. All’interno della proprietà ci sono altri alberi di cultivar diverse, sempre del territorio, che stanno bene e hanno prodotto buone olive. Di solito le raccolgo a parte, per mantenere puro il monocultivar di Nocellara Etnea. Oggi mi serve tutto. Invento un nuovo olivaggio (blend di olive fatto in campo) facendo raccogliere e mescolare alla Nocellara Etnea sopravvissuta dopo la selezione, circa il 60%, un po’ di olivastro (olivo selvatico), Nocellara del Belice, Tonda Iblea, altre cultivar dimenticate e un piccolo segreto. Scarto la Moresca, ormai troppo matura a metà ottobre.
Porto tutto in frantoio per la molitura. Filtriamo subito e conserviamo l’olio in silos in atmosfera controllata. Avevo assaggiato l’olio all’uscita dal separatore, non sempre lo faccio. Mi era piaciuto… Ma non è finita, devo aspettare almeno 2-3 settimane prima di poter fare un assaggio tecnico significativo, sciogliendo la riserva.

[photo by Valentina Di Mauro ©]
Ieri finalmente l’assaggio in laboratorio insieme a un capo panel, grande esperto e profondo conoscitore dell’olio etneo che da anni è il nostro punto di riferimento. Abbassando il bicchiere da degustazione mi guarda tranquillo e annuisce; l’olio è eccellente, con i sentori tipici della Nocellara Etnea di carciofo, pomodoro, erba tagliata. Ottimo amaro e equilibrio amaro/piccante con fruttato verde e un delicato accenno di olive mature insieme (le altre cultivar dell’olivaggio) che smorza un poco l’amaro.
Vengono fuori 400 bottiglie numerate e firmate dal sottoscritto. Un piccola produzione limited edition per il nostro Contrada Mancusi®-Nocellara Etnea Bio, IGP Sicilia Grand Cru 2022-23. Un olivaggio con circa 80-85% di olive Nocellara che non potrò mai più ripetere.
© Enzo Signorelli e Vincenzo Signorelli Olivicoltore
Riproduzione riservata

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